1. Introduzione: prevenzione, reputazione e legalità
In un contesto imprenditoriale sempre più esposto a rischi di infiltrazione criminale, il Modello 231 emerge come uno strumento centrale di prevenzione e di “self cleaning” preventivo, capace di rafforzare la reputazione aziendale e di garantire la continuità operativa anche in situazioni critiche. L’adozione di un sistema organizzativo conforme al D.lgs. 231/2001, infatti, non è più solo una scelta di compliance, ma una strategia concreta per resistere alle contaminazioni di stampo mafioso e dimostrare l’affidabilità dell’impresa agli occhi delle istituzioni e del mercato.
2. Il Modello 231 come scudo preventivo contro il rischio mafioso
Il documento del CNDCEC evidenzia come il Modello 231, se adottato e attuato prima dell’avvio di misure di prevenzione ai sensi del Codice Antimafia (CAM), possa costituire un vero e proprio argine al rischio di infiltrazione mafiosa. In particolare, le misure ex artt. 34 e 34-bis CAM (amministrazione giudiziaria e controllo giudiziario) trovano una chiave di prevenzione proprio nell’efficacia di assetti organizzativi e presidi interni.
Il Modello deve però andare oltre l’apparenza: non è sufficiente una formalizzazione documentale. Serve una reale implementazione, fondata su:
- analisi dei rischi (risk assessment);
- strutturazione di attività sensibili;
- monitoraggio continuo;
- ruolo attivo e autonomo dell’Organismo di vigilanza.
3. Caratteristiche dei modelli 231 nelle imprese “a rischio”
Le aziende sottoposte a misure antimafia operano spesso in territori ad alta densità criminale, con storie pregresse di contiguità e settori operativi (appalti, logistica, GDO, smaltimento rifiuti) notoriamente esposti. In questi contesti, il Modello 231 deve essere:
- rafforzato nella struttura;
- esteso a tutta la filiera commerciale;
- dotato di un Codice etico realmente divulgato e compreso;
- costruito tenendo conto della sostenibilità economica dell’impresa in fase di amministrazione giudiziaria.
L’obiettivo è trasformare l’impresa “da bonificare” in un soggetto affidabile, capace di recidere i legami con il passato e proiettarsi in una nuova legalità sostanziale.
4. Self cleaning preventivo: un percorso operativo
Il self cleaning consiste in un processo strutturato di autovalutazione e risanamento volto a:
- eliminare le cause della contaminazione (anche potenziale);
- intercettare i segnali di rischio;
- ripristinare la legalità aziendale prima dell’intervento dell’autorità giudiziaria.
Il percorso si basa su attività di due diligence rafforzata che comprende:
- qualificazione di clienti, fornitori e terze parti;
- tracciabilità dei flussi finanziari e operazioni societarie;
- separazione delle funzioni critiche;
- controllo sull’intera filiera e gestione dei subappalti.
5. Il ruolo dell’Organismo di vigilanza
Elemento cardine del Modello 231 è l’Organismo di vigilanza (OdV), che nelle imprese a rischio deve operare con piena autonomia, dotato di risorse, competenze e potere di accesso. È l’OdV che monitora l’attuazione del modello, rileva scostamenti, propone aggiornamenti e segnala criticità. La sua efficacia è uno dei criteri valutativi fondamentali per dimostrare la reale operatività del Modello.
6. Giurisprudenza e casi concreti
Il Tribunale di Milano, in recenti casi riguardanti società del settore moda coinvolte in fenomeni di caporalato tramite subappalti, ha chiarito che la mancanza di un Modello 231 efficace può costituire agevolazione colposa a reati gravi come lo sfruttamento del lavoro. È stato censurato non solo l’illecito, ma anche l’omessa verifica dei fornitori, la mancanza di controlli nella catena produttiva e la superficialità nelle policy aziendali.
7. Conclusioni: compliance, sostenibilità e valore d’impresa
L’adozione del Modello 231, integrata in un sistema di governance etico e trasparente, rappresenta un presidio di legalità e un moltiplicatore di fiducia. In ottica ESG, legalità e sostenibilità si fondono: prevenire il crimine economico significa anche salvaguardare il valore aziendale, la competitività e la reputazione nel lungo periodo.
Le imprese che operano in settori o territori a rischio devono considerare il self cleaning non come reazione emergenziale, ma come strumento ordinario di resilienza e sviluppo.
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