La tassazione delle criptovalute in Italia è un tema complesso che coinvolge aspetti fiscali, normativi e giurisprudenziali. Questo articolo approfondisce il trattamento fiscale delle criptovalute, le implicazioni per la compilazione dell’ISEE e una recente sentenza della Corte di Cassazione che ha segnato un punto di svolta nell’approccio giuridico alle cripto-attività.
1. Tassazione delle Criptovalute in Italia
1.1 Regime Fiscale Attuale
Le criptovalute sono considerate “redditi diversi” ai sensi dell’articolo 67 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi). Le plusvalenze derivanti dalla compravendita di criptovalute sono tassate al 26% per l’anno 2025, ma a partire dal 2026 l’aliquota salirà al 33%.
- Plusvalenze: Fino al 2024, le plusvalenze inferiori a 2.000 euro erano esenti da tassazione. Tuttavia, dal 2025 questa soglia è stata eliminata.
- Cripto-Cripto: Gli scambi tra criptovalute con caratteristiche simili non sono tassabili, mentre gli scambi con stablecoin possono essere soggetti a tassazione.
- Dichiarazione e Pagamento: Le plusvalenze devono essere dichiarate nella dichiarazione dei redditi annuale. Il pagamento avviene tramite acconti e saldo.
1.2 Classificazione delle Criptovalute
Le criptovalute sono considerate beni immateriali con valore economico. Nonostante la loro volatilità, il mercato stabilisce un valore di riferimento in valuta corrente, rendendole soggette a tassazione come qualsiasi altro asset finanziario.
2. Criptovalute e ISEE
2.1 Dichiarazione delle Criptovalute nella DSU
Le criptovalute devono essere dichiarate nella Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) ai fini dell’ISEE. Secondo le FAQ aggiornate al settembre 2024:
- Quadro FC2: Le criptovalute vanno inserite nella sezione dedicata al patrimonio mobiliare:
- Se possedute tramite un conto corrente in criptovalute, devono essere dichiarate come rapporto di tipo “1”.
- Se conservate in un portafoglio digitale presso un Prestatore di Servizi in Valuta Virtuale (VASP) registrato, devono essere dichiarate come rapporto di tipo “99”, indicando il controvalore in euro al 31 dicembre dell’anno precedente.
2.2 Implicazioni sull’ISEE
La presenza di criptovalute nel patrimonio mobiliare può influire sul calcolo dell’ISEE, aumentando il valore complessivo del patrimonio dichiarato. Questo potrebbe incidere sull’accesso a prestazioni sociali agevolate o sussidi.
3. Sentenza della Cassazione n. 8269/2024
La Terza Sezione penale della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8269 depositata il 28 febbraio 2025, ha fornito importanti chiarimenti in materia di tassazione dei redditi derivanti dalla cessione di opere d’arte digitali incorporate in Non-Fungible Token (NFT) e pagate in criptovalute.
3.1 Contesto del Caso
Il caso riguardava un contribuente che aveva venduto opere d’arte digitali sotto forma di NFT, ricevendo pagamenti in Ether. I proventi non erano stati dichiarati nelle dichiarazioni dei redditi del 2021 e 2022, portando a un provvedimento di sequestro preventivo.
3.2 Principi Stabiliti dalla Sentenza
La Cassazione ha stabilito che:
- I proventi da NFT sono redditi imponibili: I redditi derivanti dalla vendita di opere d’arte o dell’ingegno digitali incorporate in NFT costituiscono reddito imponibile ai sensi degli articoli 53 e 54 del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (Testo Unico delle Imposte sui Redditi).
- La natura della valuta è irrilevante: Il fatto che i pagamenti avvengano in criptovalute (nel caso in esame, Ether) non costituisce un ostacolo alla tassazione. La conversione di tali valute virtuali in valuta corrente rende il reddito pienamente imponibile.
- Dichiarazione infedele: L’omessa indicazione di tali proventi nella dichiarazione dei redditi può integrare il fumus del delitto di dichiarazione infedele ai sensi dell’articolo 4 del D.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, qualora il valore normale dei proventi, convertiti in valuta corrente, superi le soglie di punibilità previste dalla legge.
- Elemento soggettivo del reato: La mancata indicazione nella dichiarazione dei redditi del possesso di criptovalute è stata considerata dalla Corte un elemento sintomatico della volontà di evadere il Fisco.
Questa sentenza ribadisce l’applicabilità dei principi fiscali tradizionali anche alle nuove tecnologie digitali, promuovendo uniformità e certezza del diritto.
3.3 Implicazioni pratiche
La sentenza ha notevoli implicazioni per artisti, creatori e investitori nel settore degli NFT e delle criptovalute:
- Obbligo di dichiarazione: Tutti i redditi derivanti dalla vendita di NFT devono essere dichiarati al Fisco, indipendentemente dalla forma di pagamento ricevuta.
- Conversione e valutazione: I proventi in criptovalute devono essere convertiti in valuta corrente ai fini della dichiarazione dei redditi, utilizzando il valore di mercato al momento della transazione.
- Rischio penale: L’omessa dichiarazione di tali redditi, qualora superi le soglie previste dalla legge, può configurare il reato di dichiarazione infedele, con conseguenti sanzioni penali.
4. Sfide e Opportunità
4.1 Sfide per i Contribuenti
- Trasparenza: La necessità di dichiarare correttamente le cripto-attività aumenta la complessità fiscale per gli investitori.
- Volatilità: Le fluttuazioni del valore delle criptovalute possono rendere difficile una pianificazione fiscale accurata.
4.2 Opportunità per il Sistema Fiscale
L’integrazione delle cripto-attività nel sistema fiscale italiano rappresenta un’opportunità per modernizzare il quadro normativo e garantire una maggiore equità fiscale.
5. Conclusioni
La tassazione delle criptovalute in Italia sta evolvendo rapidamente, con implicazioni significative sia per i contribuenti che per il sistema fiscale. L’eliminazione della soglia di esenzione nel 2025 e l’aumento dell’aliquota fiscale nel 2026 riflettono la crescente attenzione delle autorità verso questo settore emergente.
Allo stesso tempo, la necessità di dichiarare le cripto-attività nell’ISEE sottolinea l’importanza della trasparenza patrimoniale per accedere ai benefici sociali.
La sentenza n. 8269/2025 rappresenta un importante precedente nel panorama giuridico italiano in materia di tassazione degli NFT e delle criptovalute. La Cassazione ha chiarito che il carattere innovativo e digitale di queste forme di scambio economico non le esenta dagli obblighi fiscali previsti dalla normativa vigente.
Per gli operatori del settore, questa pronuncia sottolinea l’importanza di una corretta e trasparente dichiarazione fiscale, anche in un ambito relativamente nuovo come quello degli asset digitali. L’evoluzione tecnologica e la diffusione di nuove forme di transazione economica non modificano il principio fondamentale secondo cui tutti i redditi, indipendentemente dalla loro forma e origine, sono soggetti a imposizione fiscale secondo la normativa vigente.
La sentenza costituisce quindi un ulteriore passo verso l’integrazione degli asset digitali nel quadro giuridico e fiscale italiano, fornendo maggiore certezza agli operatori del settore ma anche imponendo precisi obblighi dichiarativi che non possono essere elusi invocando la natura innovativa o digitale delle transazioni.
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