Il caso “Dragon Cash” ha portato alla luce una rete internazionale di false banche gestite da operatori cinesi in Italia, smantellata da un’inchiesta congiunta tra Europol e la Guardia di Finanza. Il sistema, basato sul metodo informale hawala, permetteva il trasferimento illegale di fondi verso la Cina aggirando i circuiti bancari tradizionali. Questo schema, che combinava tecniche di riciclaggio transnazionali e l’uso di attività commerciali come copertura, ha coinvolto centinaia di milioni di euro, come dimostrano recenti operazioni in tutta Italia.
Meccanismo del Sistema Illegale
Il funzionamento dello schema “Dragon Cash” si articolava in quattro fasi principali:
- Raccolta di Contanti tramite Agenti Informali
Agenti non ufficiali raccoglievano denaro in contanti da imprenditori e organizzazioni criminali, spesso operando attraverso negozi, ristoranti o altri esercizi commerciali. Questi hub fungevano da punti di stoccaggio, come emerso nell’operazione della Guardia di Finanza di Brescia, dove sono stati sequestrati 1,2 milioni di euro in contanti e macchinette contasoldi. - Trasferimenti Occulti tramite Registri Paralleli
I fondi venivano spostati attraverso registri contabili non ufficiali, senza tracciabilità nei sistemi bancari. Questo metodo, definito “denaro volante”, permetteva di trasferire virtualmente il denaro senza movimenti fisici, sfruttando reti fiduciarie nella comunità cinese. - Consegna in Cina tramite Prelievi Locali
Una volta accumulati i fondi in Italia, equivalenti importi venivano prelevati da conti cinesi collegati alla rete, spesso gestiti da società fantasma. Un caso analogo a Vicenza ha rivelato trasferimenti per 110 milioni di euro in 556 viaggi, con commissioni dell’1,5%. - Copertura tramite Attività Commerciali
Negozi, laboratori tessili e ristoranti venivano utilizzati per mascherare le transazioni. A Brescia, ad esempio, il sistema “Fei Chen” sfruttava applicazioni crittografate per movimentare capitali, mentre a Vicenza le “cartiere” (aziende fittizie) generavano fatture false per giustificare i flussi.
Red Flags e Criticità
Le autorità hanno identificato indicatori chiave per riconoscere tali operazioni:
- Movimenti Internazionali senza Base Commerciale
Transazioni prive di collegamenti con attività reali, come i 1,7 miliardi di euro in fatture false legate a 140 aziende fantasma scoperte a Vicenza. - Evitare il Sistema Bancario Ufficiale
L’uso sistematico di contanti o strumenti alternativi, come le criptovalute o il sistema hawala, per eludere i controlli antiriciclaggio. - Eccessiva Movimentazione di Contante
Attività commerciali con flussi di cassa sproporzionati rispetto al fatturato dichiarato, come evidenziato nei sequestri di Rolex e contanti a Brescia. - Circuiti Finanziari Informali
L’impiego di metodi come il “Fei Chen” o le “banche sotterranee”, che operano su base fiduciaria e senza documentazione tracciabile.
Conclusioni
Il caso “Dragon Cash” evidenzia la capacità delle reti criminali di sfruttare sistemi informali come l’hawala per aggirare i controlli finanziari. Come sottolineato dal procuratore antimafia Giovanni Melillo, si tratta di un “gigantesco cerchio” che mina le norme internazionali, richiedendo una risposta coordinata tra Paesi. Le operazioni della Guardia di Finanza, tra cui il sequestro di 1,5 milioni di euro a Vicenza e il blocco di sportelli abusivi ad Ancona, dimostrano l’urgenza di potenziare strumenti come la fatturazione elettronica e l’intelligenza artificiale per analizzare i flussi sospetti. La sfida rimane globale: colpire non solo i singoli operatori, ma l’intera infrastruttura finanziaria parallela che alimenta evasione e riciclaggio.
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