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Quando il credito si stringe, entra la mafia: lo studio della UIF sul rapporto tra difficoltà finanziarie e infiltrazione criminale

Il Quaderno n. 32 dell’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia (UIF) pubblicato nell’ottobre 2025 porta alla luce una dinamica inquietante che intreccia economia legale e criminalità organizzata: le imprese in difficoltà finanziaria, quando le banche chiudono i rubinetti del credito, diventano terreno fertile per l’infiltrazione mafiosa. Lo studio, intitolato “A loan you can’t refuse”, offre la prima evidenza causale di come il razionamento del credito aumenti significativamente il rischio che le aziende finiscano sotto il controllo delle organizzazioni criminali.

Il fenomeno dell’infiltrazione criminale nell’economia legale

La ricerca, condotta da un team di economisti e risorse della stessa Banca d’Italia, si basa su una risorsa unica: la Mappatura, un database riservato sviluppato dalla UIF che identifica le imprese italiane potenzialmente infiltrate dalla criminalità organizzata. Questo strumento combina le segnalazioni di operazioni sospette (SOS) ricevute dagli intermediari finanziari con i dati investigativi della Direzione Nazionale Antimafia e i registri societari, permettendo di tracciare un quadro dettagliato della presenza criminale nel tessuto imprenditoriale italiano.

I numeri sono significativi: tra il 2001 e il 2020, oltre 100.000 imprese – più del 2% del totale – risultano infiltrate. Per “infiltrazione” si intende il coinvolgimento occulto di organizzazioni criminali nei processi decisionali aziendali, generalmente attraverso proprietari, amministratori o sindaci collegati a indagini antimafia.

Il nesso causale tra restrizioni creditizie e infiltrazione

Il cuore dello studio risiede nell’analisi di cosa accade quando un’impresa viene declassata dallo status di “affidabile” a quello di “substandard” secondo il rating creditizio CERVED, il principale sistema di valutazione del rischio utilizzato dalle banche italiane. Questo declassamento rappresenta una svolta cruciale: riduce drasticamente l’accesso al credito bancario, con un calo cumulato superiore al 30% nell’arco di cinque anni.

Ed è proprio in questo momento di vulnerabilità che aumenta il rischio di infiltrazione. Lo studio dimostra che un declassamento creditizio incrementa del 5% la probabilità che un’impresa venga infiltrata dalla criminalità organizzata rispetto ad aziende comparabili che non subiscono il downgrade. L’effetto cresce nel tempo, raggiungendo il picco cinque anni dopo il declassamento.

Particolarmente interessante è il fatto che questo risultato emerge utilizzando sia un approccio di differenze-in-differenze – che confronta imprese declassate con altre simili non declassate – sia un design di discontinuità nella regressione, che sfrutta il fatto che il punteggio creditizio è calcolato da un algoritmo confidenziale e le imprese non possono manipolarlo. Questo doppio approccio metodologico rafforza la validità causale dei risultati.

Le implicazioni per il contrasto al riciclaggio

Dal punto di vista della lotta al riciclaggio di denaro, i risultati dello studio aprono scenari preoccupanti ma anche nuove opportunità di prevenzione. La criminalità organizzata, infatti, utilizza sempre più frequentemente imprese legali per tre obiettivi principali:

  1. Riciclare i proventi illeciti, integrandoli nel sistema finanziario attraverso fatturazioni fittizie e operazioni complesse
  2. Reinvestire i capitali criminali in attività legali, ottenendo rendimenti economici e connessioni sociali e politiche
  3. Facilitare attività illecite, come lo smaltimento illegale di rifiuti o l’accaparramento di appalti pubblici attraverso corruzione e intimidazione

Lo studio evidenzia come il settore immobiliare sia particolarmente vulnerabile: dopo un declassamento creditizio, la probabilità di infiltrazione in questo comparto aumenta del 10%, il doppio rispetto alla media. Questo dato conferma l’attrattività del real estate per il riciclaggio, data la possibilità di movimentare grandi somme attraverso compravendite con prezzi discrezionali.

Anche le imprese di maggiori dimensioni (oltre 50 dipendenti) mostrano un incremento più marcato del rischio di infiltrazione, probabilmente perché offrono piattaforme più efficaci per stabilire connessioni politiche e acquisire legittimazione sociale – obiettivi strategici per le organizzazioni criminali che vogliono espandere la propria influenza.

Le conseguenze economiche: quando la mafia “salva” le imprese

Un aspetto particolarmente preoccupante emerso dalla ricerca riguarda la sopravvivenza delle imprese infiltrate. Lo studio mostra che le aziende che, dopo il declassamento creditizio, finiscono sotto il controllo della criminalità organizzata hanno tassi di sopravvivenza significativamente più alti rispetto a quelle non infiltrate: dopo cinque anni, la probabilità di chiusura è inferiore di circa 5 punti percentuali.

Tuttavia, questa maggiore resilienza non riflette una migliore performance economica. Le imprese infiltrate registrano cali di occupazione, fatturato e redditività simili a quelle non infiltrate che però chiudono. Si configurano così come vere e proprie “imprese zombie”: aziende non più vitali dal punto di vista economico, tenute artificialmente in vita dal sostegno finanziario criminale.

Questo meccanismo distorce gravemente la concorrenza di mercato. Le imprese infiltrate sopravvivono non perché efficienti, ma perché sostenute da capitali illeciti, potenzialmente sottraendo spazio a concorrenti legittimi e più produttivi. Nel lungo periodo, queste aziende possono progressivamente abbandonare l’obiettivo della massimizzazione del profitto per servire gli interessi strategici delle organizzazioni criminali che le controllano.

Strategie di prevenzione e contrasto

I risultati dello studio hanno importanti implicazioni per le politiche di contrasto al riciclaggio e all’infiltrazione criminale. Innanzitutto, suggeriscono che i periodi di crisi economica – quando il credito si restringe e aumenta il numero di imprese in difficoltà – rappresentano momenti di particolare vulnerabilità del sistema produttivo rispetto alla penetrazione mafiosa. Eventi come la crisi finanziaria del 2007-2008 o la pandemia COVID-19 possono quindi aver creato condizioni favorevoli all’espansione criminale nell’economia legale.

Sul fronte della prevenzione, la ricerca evidenzia l’importanza di:

  • Potenziare la trasparenza finanziaria e i sistemi di monitoraggio delle operazioni sospette, particolarmente per imprese in difficoltà
  • Sviluppare strumenti di intelligenza artificiale per identificare pattern anomali che possano segnalare infiltrazione (la stessa UIF sta già lavorando in questa direzione)
  • Migliorare l’accesso al credito legale per imprese viabili ma temporaneamente in difficoltà, riducendo l’incentivo a rivolgersi a fonti illecite di finanziamento
  • Intensificare i controlli nei settori più vulnerabili come l’immobiliare e nei confronti delle imprese di maggiori dimensioni

La Mappatura: uno strumento innovativo per l’intelligence finanziaria

Il Quaderno n. 32 dimostra anche il valore strategico della Mappatura come strumento di intelligence finanziaria. Integrando dati investigativi, segnalazioni di operazioni sospette e informazioni societarie attraverso codici fiscali univoci, la UIF ha creato una delle misure più affidabili al mondo per tracciare la presenza della criminalità organizzata nell’economia.

Questo approccio data-driven rappresenta il futuro del contrasto al riciclaggio: le organizzazioni criminali, proprio perché devono necessariamente interagire con il sistema economico formale per riciclare i loro proventi, lasciano tracce nei dati finanziari e societari. La crescente disponibilità di dataset amministrativi e l’evoluzione delle tecniche di analisi offrono alle autorità un’opportunità senza precedenti per intercettare e smantellare le reti criminali attraverso la sorveglianza finanziaria.

Conclusioni

Il Quaderno n. 32 della UIF offre un contributo fondamentale alla comprensione dei meccanismi attraverso cui la criminalità organizzata si infiltra nell’economia legale. Dimostrando che le difficoltà finanziarie rappresentano una porta d’ingresso privilegiata per la mafia, lo studio indica chiaramente che prevenire l’infiltrazione criminale richiede non solo repressione, ma anche politiche economiche che riducano la vulnerabilità delle imprese.

In un’epoca in cui le organizzazioni criminali assumono sempre più le sembianze di conglomerati imprenditoriali diversificati, la lotta al riciclaggio e all’infiltrazione mafiosa non può essere solo affare di forze dell’ordine e magistratura. Richiede la collaborazione di banche, regolatori finanziari, analisti di dati e policy maker economici in un approccio integrato che protegga l’integrità del mercato e garantisca che la sopravvivenza delle imprese dipenda dalla loro performance economica, non dalla disponibilità di capitali illeciti.

Il messaggio finale è chiaro: quando un’impresa riceve “un’offerta che non può rifiutare”, l’intero sistema economico ne paga il prezzo.

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3 risposte a “Quando il credito si stringe, entra la mafia: lo studio della UIF sul rapporto tra difficoltà finanziarie e infiltrazione criminale”

  1. Avatar gladiatorsoftlyd59bfe5447
    gladiatorsoftlyd59bfe5447

    Ottimo lavoro di sintesi di un documento importante ma non di facile lettura.

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  2. Avatar serenegiver16ce7a1710
    serenegiver16ce7a1710

    Ciao.

    Grazie per la condivisione.

    Credo che sarebbe ora che gli Intermediari finanziari utilizzino le difficoltà finanziarie come trigger per degli approfondimenti successivi (specialmente, ma non solo, se accoppiate a modifiche sulle compagini sociali).

    Che dici ?

    Ti torna ?

    Peter Caglià

    "Mi piace"

    1. Avatar Annamaria Gallo

      Grazie Peter. Più che di difficoltà finanziaria, preferirei parlare di verifica degli adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili ex art. 2086 c.c., che – oltre agli indicatori economico-finanziari – considerano anche la dimensione del capitale umano, l’adeguatezza delle risorse umane e della struttura organizzativa.

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