Il commercio internazionale rappresenta un motore fondamentale per lo sviluppo economico globale, ma al contempo costituisce uno dei canali preferenziali per sofisticati schemi di riciclaggio di denaro. Una delle forme più insidiose è il Trade-Based Money Laundering (TBML), ossia il riciclaggio di denaro basato su operazioni commerciali transfrontaliere. Attraverso l’alterazione di fatture, spedizioni fittizie o sovra/sottofatturazioni, i criminali trasferiscono e “ripuliscono” fondi illeciti dissimulando i flussi all’interno di transazioni commerciali apparentemente legittime.
La complessità delle filiere globali, le asimmetrie informative tra operatori e l’eterogeneità dei sistemi normativi rendono il TBML di difficile rilevazione, amplificando l’esigenza di presidi AML adeguati e tempestivi.
Il TBML: meccanismi e vulnerabilità del commercio globale
Il TBML si basa sulla manipolazione sistematica dei parametri commerciali – prezzo, quantità, qualità, natura della merce, spedizione, documentazione – al fine di trasferire valore e dissimulare l’origine dei fondi. Le tecniche più comuni includono:
- Sovrafatturazione e sottofatturazione;
- Descrizione errata delle merci;
- Fatture multiple o spedizioni fittizie;
- Operazioni in compensazione occulta (es. Black Market Peso Exchange).
Come evidenziato dall’UIF, queste tecniche vengono spesso combinate e orchestrate da reti criminali transnazionali, rendendo difficile l’individuazione delle anomalie, specie in presenza di attori commerciali di elevato standing che fungono da “veicolo di legittimazione” dei flussi.
Il caso UIF: riciclaggio commerciale e operatività transnazionale occulta
Il Quaderno UIF n. 21/2023 analizza un caso emblematico di TBML sviluppato da una rete di soggetti di origine centrafricana, residenti nel Sud Italia. Questi soggetti, formalmente disoccupati o a basso reddito, movimentavano fondi attraverso carte e conti correnti di recente accensione, ricevendo bonifici da numerosi connazionali anche residenti all’estero.
Parte della provvista era trasferita a favore di società italiane ed europee, tra cui Alfa, società farmaceutica di alto profilo, come pagamento per forniture intestate a società africane come Epsilon, con causali generiche e spesso imprecise. Un’altra quota era invece inviata a Omicron, piattaforma di pagamento online con sede in Africa centrale, la cui operatività opaca ha impedito la tracciabilità dei fondi e sollevato dubbi sulla liceità dell’attività finanziaria.
L’operatività rilevata evidenziava numerosi indicatori di anomalia:
- incoerenza tra profilo soggettivo e volume di operazioni;
- causalità generica dei bonifici (“pagamento per conto di…”);
- importi a cifra tonda;
- pluralità di conti e strumenti di pagamento digitali;
- assenza di fatture e documentazione giustificativa.
Tutti elementi che, combinati, delineano una strategia unitaria di dissimulazione, tipica degli schemi TBML e aggravata dal coinvolgimento di intermediari di rilievo che, in assenza di un adeguato presidio, rischiano di divenire inconsapevoli facilitatori del riciclaggio.
Obblighi antiriciclaggio nel contesto del commercio internazionale
La normativa antiriciclaggio italiana ed europea impongono precisi obblighi ai soggetti obbligati, anche nell’ambito delle operazioni commerciali internazionali:
- Adeguata verifica della clientela (CDD): è essenziale identificare chiaramente la controparte, il titolare effettivo e la natura della relazione commerciale, anche se indiretta o mediata da soggetti esterni;
- Valutazione del rischio paese, settore e operazione: operazioni verso paesi ad alto rischio o con regimi valutari restrittivi devono essere oggetto di rafforzato scrutiny. Le aree geografiche coinvolte nel caso UIF ne costituiscono un esempio;
- Acquisizione di documentazione giustificativa: fatture, contratti, lettere di credito, documenti di trasporto devono essere disponibili e coerenti con l’operatività. L’assenza di tali elementi, o la presenza di causali generiche, costituisce un segnale di rischio;
- Monitoraggio e segnalazione SOS: l’analisi dei flussi, delle controparti e delle ricorrenze deve consentire l’emersione di operazioni sospette, da sottoporre tempestivamente alla UIF.
Strumenti e buone pratiche per il contrasto del TBML
Per fronteggiare il TBML è necessario rafforzare l’approccio di compliance attraverso:
- Due diligence estesa anche ai beneficiari indiretti e alle controparti estere;
- Piattaforme AML con capacità di rilevazione automatica delle anomalie (AI, ML, RPA);
- Analisi incrociata di causali, flussi ricorrenti e posizionamento geografico delle controparti;
- Collaborazione pubblico-privato e accesso a fonti OSINT, blacklist e database globali;
- Formazione continua del personale commerciale e compliance con focus sui fenomeni TBML, come raccomandato da GAFI ed Egmont Group.
Conclusioni
Il riciclaggio basato sul commercio internazionale rappresenta una delle frontiere più complesse e insidiose della criminalità economica, in grado di sfruttare le zone d’ombra delle transazioni commerciali globali. Il caso esaminato dall’UIF dimostra come anche operatori di elevato standing possano inconsapevolmente essere coinvolti in flussi illeciti se non dotati di adeguati presidi AML.
Per contrastare efficacemente il TBML è necessario un cambio di passo: da una logica documentale e reattiva a un approccio proattivo, integrato e multilivello, che valorizzi la tecnologia, l’interdisciplinarità e la cooperazione internazionale. Le banche e gli intermediari sono chiamati a un ruolo centrale, non solo come gatekeeper del sistema finanziario, ma anche come attori consapevoli e attenti nella tutela dell’integrità economica e sociale.
Lascia un commento