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Tracciabilità dei Flussi nel Terzo Settore: Nuovi Adempimenti AML e Controlli Antiterrorismo

Il decreto Omnibus (D.L. 95/2025) convertito in Legge n.118 dell’08 agosto 2025 ha introdotto significative novità nel panorama dei controlli antiriciclaggio e antiterrorismo, estendendo il perimetro di vigilanza anche agli Enti del Terzo Settore (ETS) e alle organizzazioni non profit. Per il sistema bancario, queste modifiche comportano una revisione delle procedure di adeguata verifica della clientela e dei sistemi di monitoraggio, con particolare attenzione alla tracciabilità dei flussi finanziari e ai meccanismi di congelamento dei fondi.

Il Nuovo Ruolo del Comitato di Sicurezza Finanziaria

Il Comitato di Sicurezza Finanziaria (CSF), istituito presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, assume ora un ruolo centrale nel controllo dei flussi finanziari degli enti non profit. L’organismo diventa il punto di contatto per rispondere alle richieste di Stati esteri o organismi internazionali relative al possibile finanziamento di attività terroristiche attraverso canali apparentemente legittimi del Terzo settore.

Questa evoluzione normativa riflette le raccomandazioni 6 e 8 del GAFI (Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale), che sottolineano rispettivamente l’importanza dell’immediata applicazione delle sanzioni finanziarie mirate e il rischio di abuso del settore non profit per finalità illecite.

Gli Enti Coinvolti e i Rischi Identificati

Il perimetro di applicazione della nuova normativa è particolarmente ampio e include tutti gli enti che operano prioritariamente nella raccolta ed erogazione di risorse per scopi caritatevoli, religiosi, culturali, educativi, sociali o fraterni. Inizialmente limitata agli ETS, la disciplina è stata successivamente estesa durante l’esame parlamentare per includere una platea più vasta di organizzazioni non profit che svolgono attività di pubblica utilità.

Il legislatore ha identificato specifici scenari di rischio che richiedono particolare attenzione da parte degli istituti di credito:

Erogazioni “a Catena”

Uno degli aspetti più delicati riguarda le cosiddette erogazioni “a catena”, dove l’ente percettore trasferisce le risorse ricevute verso altre entità, che a loro volta possono ulteriormente erogarle. Questa dinamica, pur essendo del tutto lecita e fisiologica nell’ambito del Terzo settore, può creare opacità nei flussi finanziari e richiedere controlli rafforzati per garantire la trasparenza dei passaggi intermedi.

Canali di Transito Non Verificati

Le associazioni e fondazioni possono involontariamente diventare canali di transito per flussi economici sotto osservazione internazionale. Questo rischio è particolarmente elevato quando gli enti operano in contesti geografici sensibili o mantengono relazioni con organizzazioni internazionali non adeguatamente verificate.

Il Meccanismo di Congelamento dei Fondi

Una delle competenze più incisive del CSF riguarda l’attuazione delle “misure di congelamento nazionali”. Con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, possono essere congelati fondi e risorse riferibili a soggetti designati, ossia persone fisiche o giuridiche sospettate di condotte terroristiche o attività legate alla proliferazione di armi di distruzione di massa.

Il congelamento si articola in due categorie:

  • Congelamento di fondi: divieto di operazioni su utilità finanziarie come contanti, depositi bancari, titoli, strumenti di pagamento e polizze vita;
  • Congelamento di risorse: blocco di beni materiali e immateriali suscettibili di conversione in liquidità, inclusi immobili, veicoli e merci.

La nuova disciplina introduce obblighi più stringenti sui tempi di risposta e di scambio informativo, richiedendo “tempestiva” comunicazione agli Stati esteri degli esiti e dell’eventuale adozione di misure di congelamento.

Adempimenti AML per la Clientela ETS: Le Nuove Sfide per le Banche

Per gli istituti di credito, la gestione della clientela ETS richiede ora un approccio più strutturato e articolato, che tenga conto delle specificità operative di questi enti e dei nuovi rischi identificati dalla normativa.

La valutazione del rischio per la clientela ETS deve considerare diversi fattori:

  • Analisi dell’Attività: Verifica approfondita dello scopo sociale, delle attività svolte e delle aree geografiche di operatività. Particolare attenzione deve essere prestata agli enti che operano in paesi ad alto rischio o in contesti caratterizzati da instabilità politica;
  • Struttura Organizzativa: Mappatura della governance dell’ente, identificazione dei soggetti che esercitano poteri di rappresentanza e controllo, verifica dell’esistenza di adeguati presidi interni per la gestione dei flussi finanziari;
  • Network di Relazioni: Analisi delle controparti abituali, dei partner istituzionali e dei beneficiari finali delle erogazioni, con particolare focus sulle relazioni con enti esteri o organizzazioni internazionali.

Le banche devono implementare sistemi di monitoraggio specificamente calibrati per intercettare:

  • Operazioni Anomale: Transazioni di importo elevato non coerenti con il profilo dell’ente, pagamenti verso paesi ad alto rischio, operazioni con controparti non identificate o non riconducibili all’attività sociale;
  • Pattern Sospetti: Frazionamento di pagamenti, utilizzo di canali alternativi per il trasferimento di fondi, rapida successione di operazioni in entrata e uscita senza apparente finalità operativa;
  • Erogazioni a Catena: Tracciamento dei flussi che attraversano più enti intermediari, verifica della coerenza tra le finalità dichiarate e l’effettiva destinazione dei fondi.

Gli enti del Terzo settore potrebbero essere chiamati a fornire documentazione aggiuntiva per dimostrare:

  • La provenienza e la legittima destinazione dei fondi;
  • L’esistenza di procedure interne per la verifica delle controparti;
  • La tracciabilità completa delle erogazioni effettuate;
  • L’implementazione di presidi per prevenire l’utilizzo improprio dei canali finanziari.

La normativa evidenzia il raccordo con la disciplina sulla responsabilità amministrativa degli enti (D.Lgs. 231/2001), particolare rilevanza assumono i reati presupposto che intercettano le nuove attribuzioni del CSF:

  • Delitti con finalità di terrorismo (art. 25-quater);
  • Riciclaggio e autoriciclaggio (art. 25-octies);
  • Frodi sui mezzi di pagamento (art. 25-octies.1);
  • Reati tributari (art. 25-quinquiesdecies);
  • Contrabbando (art. 25-sexdecies);
  • Delitti di criminalità organizzata (art. 24-ter).

Implicazioni Operative per il Sistema Bancario

L’implementazione delle nuove disposizioni richiede un adeguamento delle procedure operative che deve interessare diversi ambiti:

Revisione dei Sistemi di Rating

I modelli di profilazione del rischio devono essere aggiornati per includere variabili specifiche per la clientela ETS, considerando fattori quali l’area geografica di operatività, la tipologia di beneficiari, la complessità della struttura organizzativa e l’esistenza di relazioni con enti esteri.

Formazione del Personale

Il personale di front office e le funzioni di controllo devono essere adeguatamente formate per riconoscere i segnali di allarme specifici del settore non profit e per gestire correttamente le procedure di adeguata verifica rafforzata.

Aggiornamento delle Procedure Interne

Le procedure di antiriciclaggio devono essere integrate con specifiche linee guida per la gestione della clientela ETS, includendo check-list per la raccolta documentale e flussi di escalation verso le funzioni specialistiche.

Sistemi di Monitoraggio Automatico

I sistemi di monitoraggio automatico devono essere parametrizzati per intercettare gli scenari tipologici di rischio identificati per il settore non profit, con particolare attenzione alle operazioni verso paesi sensibili e alle transazioni caratterizzate da elevata frequenza o frazionamento.

Prospettive Future e Considerazioni Strategiche

L’estensione dei controlli antiriciclaggio e antiterrorismo al Terzo settore rappresenta un’evoluzione significativa del framework regolamentare che richiede un approccio bilanciato tra esigenze di sicurezza e sostenibilità operativa degli enti non profit.

Per le banche, questa evoluzione comporta la necessità di sviluppare competenze specialistiche per la valutazione di un segmento di clientela caratterizzato da specificità operative uniche. L’investimento in tecnologia e formazione diventa quindi strategico per mantenere un rapporto equilibrato tra compliance normativa e supporto alle legittime attività del Terzo settore.

La collaborazione con le autorità di vigilanza e con gli stessi enti del Terzo settore sarà fondamentale per sviluppare best practice condivise che consentano di raggiungere gli obiettivi di sicurezza finanziaria senza compromettere l’efficacia dell’azione sociale di questi importanti attori del tessuto economico e sociale del paese.

L’implementazione di questi nuovi adempimenti richiederà un periodo di transizione durante il quale sarà essenziale mantenere un dialogo costante con la clientela ETS per accompagnarla nell’adozione delle nuove procedure, contribuendo così a rafforzare la trasparenza e la sicurezza dell’intero sistema finanziario.

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